. . . qualcuno ha detto f e s t a ?

mi è semblato di vedele un gatto

In direzione ostinata e contraria - Frontman di un'air band di successo; discreto talento con gli uomini invisibili. Vi ho già parlato del mio best seller scritto con inchiostro simpatico? / XXI, rome


cose molto interessanti (?)






ROBE

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twelve-sixteen:

this exhibit is so good, although it’s already too crowded
Henri Matisse: The Cut Outs at MoMA
The Swimming Pool in Matisse’s riding room at the Hôtel Régina, Nice, 1952
via MoMA
Anonimo asked:

Pensi che la scrittura sia sottovalutata?

Forse non ho capito: che intendi con sottovalutazione della scrittura?


ratak-monodosico:

Edward Hopper, Summer Interior 1909

labsinthe:

Cora Emmanuel by Anthony Maule x “Las dos Fridas” by Frida Kahlo

(via casacosa)


Anonimo asked:

Ti si vuole proprio un sacco bene, hai una cultura invidiabile e sei umilissima, più wafer per tutti

In realtà sono antipatica e saccente e voglio sempre avere ragione io però chiunque tu sia sei adorabile e gentile e ti abbraccio fortissimo !


Anonimo asked:

E ora cosa stai facendo? :)

Sto spaparanzata sul letto, sognando che una fetta di pane con del Philadelphia spalmato sopra e una fetta di prosciutto a coprire il tutto, giunga da me volando per farsi sbranare.
Ma credo tu volessi sapere altro:
Studi storico-artistici ( non so disegnare dipingere colorare pitturare scolpire ma mi piace un sacco la gente che lo fa )


Ma com’è possibile che le gnocche vere hanno i capelli di un bellissimo spettinato affascinante mentre io sembro solo un cespuglio di rovi dopo una bufera?


Anonimo asked:

Ma, wafer, tu hai fatto l'artistico?

Mi piacerebbe sapere anche la metà delle cose che sanno quelli dell’artistico !
Nein, ho fatto il linguistico.
E che c’entra con l’arte, dici?
Boh, tu lo sai?


Anonimo asked:

Ciao wafer! Ogni giorno che passa cresce la mia intolleranza verso alcuni miei coetanei esaltati in quanto studenti del liceo classico. Tu che tipo di rapporto hai avuto/hai con gente simile?

 ciao ! 
 che domanda strana, anòn. Io non ho problemi di sorta con la gente del classico in generale; ho dei problemi con chi dice di aver fatto il classico e ne fa un vanto come, non so, avesse estratto una spada nella roccia. ma non è solo questa, la faccenda; c’è gente che ha questo modo supponente e superbo di porsi per aver fatto qualcosa che sia una scuola ( e non solo il classico, eh ! mio fratello fa un sacco l’antipaticone perché oooh lui fa lo scientifico, la scuola più difficile di tutte ooooh ), un corso, una gara, aver letto anna karenina, un esame .. non sono una grande fan di chi gonfia il petto perché ha fatto x, ha detto y. 
 perlopiù sono persone che cuociono nel loro brodo di vanagloria, faccina grigiastra, che ti sventolano in faccia il loro diploma cum laude e magari il loro libro preferito è Il fu Mattia Pascal che hanno letto solo perché glielo hanno assegnato a scuola. Ed esperienza personale insegna che restano fregati E ALL’ESAME PRENDONO 24 PERCHE’ SONO STATI TROPPO ANTIPATICI E ARROGANTI CON IL PROFESSORE EH EH EH EH  ( ogni riferimento a persone realmente esistenti è proprio voluto ), quindi come direbbe il celebre amico Dante: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Se si è poverini di spirito non c’è scuola che tenga, mi sa.


needforcolor:

Salvador Dalì - Coppia con le teste piene di nuvole, 1936.
nuriarribasm:

Gustav Klimt
Anonimo asked:

Sto malissimo. Scusa se ti ho rotto con questo messaggio inutile, avevo solo bisogno di dirlo a qualcuno :)

Spero niente che un po’ di pane e Nutella non possa risolvere!


lipsteriae:

Io noi, Umberto Boccioni
Perché mi piace Van Gogh.

Ieri sera mi arriva questa domanda sul perché mi piace Van Gogh e, come promesso, mi accingo, in via del tutto personale, a dire la mia al riguardo ( premesso che potrei dire eresie parecchio sconvolgenti, scrivendo così a caldo senza aver preparato nulla ).
La prima risposta, a bruciapelo, sarebbe - lo amo perché:

Scontato e banale, ma mi risuona nelle orecchie Un matto di Fabrizio De André mentre ci penso: « Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole » e via così. Van Gogh non aveva avuto nessun tipo di preparazione accademica - aveva conosciuto così, en passant, gli impressionisti - e ti dirò di più: i suoi quadri più aderenti alle loro tecniche sono forse i meno riusciti ( S E C O N D O M E <- lettere cubitali, guys ). Dopotutto gli impressionisti sì, fan quadri proprio belli, ma non c’è nulla di spontaneo o libero nelle loro rappresentazioni: per quanto ci suoni strano, dietro a quei gradevoli stagni pieni di fiorellini e ninfee di Monet - non faceva altro che scattare una rapidissima fotografia visiva di quanto aveva davanti - come se gli occhi fossero l’obiettivo di una macchina fotografica. Nulla da togliere all’idea - assolutamente innovativa, geniale, in grado di sconvolgere la tradizione, ma qui il punto è un altro: Van Gogh è ben lontano dall’essere una macchina fotografica vivente; è piuttosto un tumulto di emozioni, sentimento, energia, vitalità. Motivo per il quale non era affatto gradito, al tempo - non c’era nulla di simile, era difficile capirlo, figuriamoci apprezzarlo: non c’era nulla di così spontaneo come le sue opere. Difatti anche adesso sfogliando un manuale si resta un po’ interdetti dal trovare i suoi quadri tra quelli di Monet e Renoir e quelli di Gauguin - non c’è niente di vagamente somigliante ai suoi girasoli, neanche confrontando un medesimo vaso di fiori impressionista con uno di Van Gogh. Se Monet era una macchina fotografica umana, Van Gogh riusciva a guardare oltre la semplice realtà delle cose, mi segui? È questo che è straordinario: la sua capacità - autonoma, dettata solo dalla sua sensibilità sopraffina, di superare la sola realtà visiva, rintracciare delle leggi cosmiche in un vaso di fiori, in un cielo notturno. C’era una delle tante, bellissime, lettere che Vincent scrive al fratello Theo in cui racconta che quando ritrae una famiglia che mangia, non vuole solo fare loro un ritratto di genere - ma vuole dare l’idea della fatica che hanno impiegato per ottenere quei tozzi di pane, della stanchezza alla fine della serata, della pelle cotta al sole durante le durissime ore lavorative nei campi, della fame più nera e della loro povertà, vuole aprire la finestra sul loro mondo: e ci riesce. Ecco cosa intendo quando ti dico che va oltre la realtà visiva pur partendo da questa nella scelta dei soggetti dei suoi quadri: nessuno prima di lui si era fatto venire in mente una cosa del genere, nessuno è più riuscito a replicare questi propositi con la medesima intensità. E la cosa bella è che lui non l’hai mai fatto per venderli, questi quadri, non c’è mai riuscito: ha dipinto più di tutti, ma ha venduto meno di tutti ( un quadro solo! ) - quindi non è una trovata commerciale, non è uno di quegli artisti da strapazzo che compiacevano i nobili del tempo: lui ci riversa davvero se stesso nei suoi quadri, sottoforma di colori, di pennellate, di temi semplici ma proprio nella loro semplicità, di incredibile intensità. Altro aspetto da tenere in conto quando si parla della bellezza di Van Gogh è proprio questo: il suo regalarci una biografia per immagini - certe opere ( campo di grano con corvi, ad esempio ) non sono più il soggetto raffigurato ( uccelli, alberi, cielo, .. ), sono la sua storia, i suoi sentimenti, la sua vita rovesciata sulla tela; tutti i suoi malesseri, il suo senso di solitudine, i suoi timori, riusciamo a percepirli come se fossero scritti a lettere cubitali sotto la sua firma. Ecco la grande novità - un’arte in cui è lui, solo lui, e il suo sguardo sul mondo; lui per se stesso, poi, non per un aquirente da accontentare, quindi con tutta la spontaneità del mondo.
Lui aveva cominciato con l’idea di diffondere i messaggi della Bibbia come predicatore laico trai poveri, sai? Certo il suo temperamento vivace non gli consentì di proseguire - ma la sua religione non sottostava più da tempo ai dieci comandamenti, la Pasqua e la messa della domenica, no. La sua religiosità era espressa nei suoi quadri, nel rivelare l’energia che soprassiede le cose, che si agita nell’aria, la plasma: eccolo, il suo dio; nascosto tra le nuvole, trai campi di grano, i mazzi di fiori. E lui è in grado di rintracciarlo, non serve più far leggere il Vangelo Secondo Matteo, basta mostrare le sue opere - che da sole rivelano più di quanto un qualsiasi passo della Bibbia avrebbe mai potuto. Non ti sembra? Non ti emoziona guardare i suoi campi di grano cotti dal sole, un sole grande, enorme, giallo, rosso, arancio, pulsante, con una figuretta minuscola che ci lavora dentro? Non ti emoziona guardare un suo ritratto, la sua stanza? Non è solo bei colori e belle composizioni: lui ci ha svuotato l’anima in quella camera - come un autoritratto senza faccia, lasciando che fossero gli oggetti a parlare per lui: nessuno aveva fatto niente del genere, prima. È una intimità incredibile e assoluta e inedita quella che ci offre Van Gogh - ci apre le porte della sua stanza, ci rivela il suo mondo di sentimenti, ma non solo: ci fa vedere bar, strade, campi, fiori, persone, con i suoi occhi, ce li presta - e ce li fa vedere agitati, pulsanti, vibranti, vivi ! Come si può sopravvalutare un simile talento?
C’è un bellissimo film degli anni ‘50 su Van Gogh - che ti consiglio di vedere, se vuoi capire perché lui è così sensazionale e affatto sopravvalutato, in cui Gauguin ad un certo punto afferra una sua tela e poi si volta verso di lui e gli sussurra « Come sei vitale, Vincent ». Ecco; forse Van Gogh mi piace principalmente per la sua vitalità. Riesce a comunicarci che il sole scotta, è caldo, brucia, che il vento piega con violenza i rami, che la gente è provata dallo sforzo del lavoro - non è una istantanea, per quanto rapida era la sua pittura, ma una storia, un frammento di energia cosmica immortalato su tela.

Concludo questo excursus sul perché mi piace Van Gogh con un aneddoto personale di quando avevo diciott’anni. Il mio professore di arte ci spiega Van Gogh e, concitato, emozionato lui stesso forse, dice una cosa che mi resterà sempre in mente - e che da allora non posso fare a meno di notare, quando vedo dal vivo un’opera di questo artista. Che Van Gogh dipingeva con una veemenza tale che lasciava sulla tela grumi di colore densi e corposi, che ad oggi se solo i suoi quadri si potessero toccare, anche un cieco passandoci sopra i soli polpastrelli riuscirebbe a capire cos’ha rappresentato, e non solo: riuscirebbe a coglierne tutta l’energia incredibile che vi ha riversato. Facci caso anche tu, magari riuscirai ad apprezzarlo, anonimo. Posso solo dirti di non limitarti a quelle due pagine che i manuali di scuola propongono per spiegare Van Gogh: ci sono bellissimi film. libri, ci sono le sue lettere al fratello, documentari, .. è facile liquidarlo come hanno fatto a fine Ottocento, se ci si limita a una spiegazione scolastica e sterile. Il punto è che Van Gogh è ben lontano dall’essere comprensibile con spiegazioni programmatiche come invece risulta essere per Monet, Gauguin e compagnia. Tu riesci a spiegare le emozioni? Van Gogh ti sta regalando le sue, non c’è da capire - c’è solo da cacciare i fazzoletti e commuoversi un po’.